
CHIUSI
Chiusi è un comune italiano di 8 096 abitanti[2] della provincia di Siena in Toscana. Quando nel 476 Odoacre riconsegnò le insegne imperiali all'imperatore romano d'oriente, Chiusi continuò ad essere un capoluogo, probabilmente retto da dignitari Goti i quali, nella sede giudiziaria chiusina, applicarono la raccolta normativa denominata Lex Romana Wisigothorum che in loco ebbe un grande successo, tanto da essere utilizzata sino al XII secolo. Durante le due guerre gotiche (VI secolo), i Bizantini e i Goti lottarono per la conquista dell'ambita città, e grande doveva essere l'interesse per il suo controllo se Vitige vi lasciò una guarnigione di mille uomini. Durante il breve periodo bizantino fu operata la ricostruzione di ciò che era stato distrutto, e i Bizantini eressero stupende cattedrali in importanti capoluoghi italiani come Chiusi (dove si trovava un vescovo metropolita) e Roma, simili alla basilica di Sant'Apollinare in Classe a Ravenna. Nel principale colle di Chiusi, sul perimetro di una basilica paleocristiana, fu realizzata la basilica di San Secondiano, le cui bellissime colonne provenivano dal tempio di Venere sull'omonimo colle. L'ultimazione della basilica risalì probabilmente al 565, al tempo del vescovo Florentinus, come attestava un'iscrizione posta nel pulvino di una colonna all'interno di S. Secondiano. Quando i Longobardi scesero in Italia nel 568, fecero di Chiusi un ducato, essendo uno dei primi duchi chiusini, probabilmente, il celebre "longobardo d'oro" (Faolfus)[6], trovato nel XIX secolo nella zona dell'Arcisa, durante uno scavo, ai piedi dell'altare di una chiesa longobarda[5]. Il ducato longobardo di Chiusi controllava i confini occidentali del cosiddetto corridoio bizantino e la Tuscia meridionale, essendo molto più esteso dell'antico ager chiusino; esso infatti comprendeva anche Cortona, Arezzo, Chiusi della Verna (Clusi Novi), l'alto Lazio sino al torrente Mignone (tra cui Viterbo e Bolsena), l'intera attuale provincia di Grosseto e buona parte delle odierne province di Perugia, Terni (tra cui Orvieto) e Siena. La diocesi di Populonia, all'epoca in grande decadenza, costituiva il cuscinetto tra il ducato chiusino e quello lucchese[5]. Numerosi furono i tentativi dei duchi di Chiusi e di Spoleto di conquistare i vicini territori bizantini, tanto che nel 593 i Longobardi di Chiusi conquistarono un ulteriore lembo dell'odierna Umbria. La basilica di Santa Mustiola, ristrutturata nell'VIII secolo dal duca chiusino Gregorio (nipote del re longobardo Liutprando che, per alcuni anni, resse contemporaneamente il ducato di Benevento nell'emergenza di sostituire un usurpatore), era probabilmente la chiesa madre (longobarda) di rito ariano, essendo la Cattedrale di San Secondiano la chiesa madre (cattolica) del ducato chiusino. Sempre nell'VIII secolo i Franchi conquistarono l'Italia e tentarono inutilmente di domare lo strapotere dei duchi longobardi di Chiusi e di Spoleto al punto che Paolo Diacono, su impulso di Carlo Magno, (ri)scrisse la storia dei Longobardi dove, non a caso, non si fece menzione di Chiusi né di Spoleto. Sul finire dell'VIII secolo il pontefice romano lamentò incursioni e saccheggi del Duca di Chiusi a danno di Roma e dell'ager romano. Nell'814 l'imperatore Ludovico il Pio, nel tentativo di limitare lo strapotere delle famiglie longobarde di area chiusina, donò una parte del Trasimeno (già chiusino) al pontefice romano, rimanendo detta donazione, per alcuni secoli, "lettera morta". Da un documento di quel periodo si evinceva inoltre che Castiglione della Pescaia (GR) apparteneva, fino ad allora, al publicum di Chiusi. Finita l'epoca dei duchi, durante la dominazione carolingia, per buona parte del IX secolo Chiusi fu un capoluogo (gastaldato) governato da un gastaldo direttamente dipendente dall'imperatore, essendo i confini del gastaldato più limitati rispetto a quelli del cessato Ducato, pur sempre ampi. Dalla fine del IX secolo le due grandi potenze dell'Italia centrale furono il Ducato di Spoleto e il marchesato di Tuscia con sede a Lucca, la cui marca meridionale faceva capo a Chiusi. Nel 932, a seguito di un'invasione saracena in seno alla quale fu saccheggiato il territorio di Roselle, gli Aldobrandeschi (forse di origine salica) si stabilirono a Sovana e cominciarono a dominare un ampio territorio che fino a quel momento faceva in buona parte capo a Chiusi. Con la dinastia imperiale Ottoniana (seconda metà del X secolo) furono affrancate le città di Arezzo, Chiusi, Perugia, Siena e Orvieto che mirarono a staccarsi dal potente marchesato lucchese. Tuttavia, a differenza della storica capitale chiusina (sede di un'antica diocesi, ospitante una prestigiosa scuola di arti liberali) che possedeva un vasto territorio, le emergenti città-stato limitrofe ambirono a ingrandirsi impadronendosi di lembi sempre più grandi del contado di Chiusi, essendo le loro mire assecondate dalla politica imperiale. Cominciarono quindi sanguinose e lunghe guerre tra le limitrofe città, in particolare tra Chiusi e Perugia (seconda metà del X secolo) per il controllo del Trasimeno e, in particolare, tra Chiusi e Orvieto, essendo Chiusi (che era costretta a guerre "di difesa") sostenuta da Arezzo e da Siena, che a loro volta miravano a impossessarsi dell'ager chiusino centro-settentrionale. Dalla fine del X secolo, in epoca pre-comunale, il capoluogo della Contea chiusina fu occupato e dominato da famiglie, come i conti Bovacciani, sorretti dall'emergente città-stato di Orvieto, con alterne vicende. Nel 1052-1055, dopo aver conquistato i crinali meridionali della Contea di Chiusi, gli Orvietani, sostenuti dalla politica imperiale germanica, ultimarono una mastodontica diga sul fiume Clanis (che aveva una scarsa pendenza) denominata Muro Grosso, allagando l'intero fondovalle chiusino per svariati chilometri e creando un gigantesco lago artificiale (cosiddette Chiane).[7] Questo evento sommerse e interrò le strutture e i ponti fluviali sul Clanis, nonché la via Cassia e qualsiasi altra struttura e insediamento che si trovava nel fondovalle. Tale devastante e irreversibile evento isolò Chiusi, che per questo cominciò a perdere il controllo sul territorio situato dall'altra parte del mastodontico specchio d'acqua (Chiane), territorio che venne progressivamente dominato da enti ecclesiastici di area cortonese-aretina e da coloni perugini, mentre a sud si rafforzò la pressione orvietana e a nord-ovest quella senese. Dalla fine dell'XI secolo e per quasi tutto il XII secolo, nonostante le difficoltà, si assistette a un rifiorire, anche architettonico, della città di Chiusi e in particolare del suo vescovado, che assestò duri colpi ad alcuni nobili del circondario legati alla città-stato di Orvieto e si riprese il controllo di enti ecclesiastici nel proprio contado, di cui in precedenza aveva perso il possesso, anche a est delle Chiane[5]. Nel 1111, a fronte di una donazione dell'imperatore Enrico V fatta a papa Pasquale II in cambio dell'incoronazione imperiale, la contea-diocesi di Chiusi venne spaccata in due dalla linea di confine del Patrimonio di San Pietro, avanzato a nord, costringendo il vescovo chiusino a una politica di continue mediazioni. In questo periodo si assistette a un grande splendore della scuola di arti liberali chiusina, che si trovava nel chiostro dell'episcopio, dove operarono teologi-giuristi di grande livello come il celebre Graziano, autore della versione originaria della Concordia discordantium canonum, più conosciuta come Decretum o Decretum Gratiani. Dalla fine degli anni venti del XII secolo, Graziano fu anche vescovo (o antivescovo) di Chiusi. Egli è definito "Gratianus clusinus episcopus" (vescovo nell'anno 1130) o semplicemente "Gratianus episcopus" in alcune fonti del XII secolo; in altre fonti del medesimo secolo è altresì definito "magister Gratianus" (in quanto fondatore della scientia nova [il diritto canonico] da lui stesso elaborata) e come "fons decretorum". Alla fine del XII secolo, con la morte dell'imperatore Enrico VI e con la prima grande ondata di malaria (1191), Chiusi si indebolì al punto da essere per l'ennesima volta riconquistata dalla città-stato di Orvieto, mentre a est delle Chiane i coloni della città-stato di Perugia occuparono definitivamente l'area orientale della contea chiusina, il cosiddetto Chiugi perugino[5].Del decadimento di Chiusi e di altre città, Dante traccia una morale storica nel canto XVI del Paradiso.
